Apr 4 2016

Dall’accoglienza all’autorganizzazione: una giornata al Newroz Camp

Nel marzo 2015 una delegazione internazionale di 13 donne organizzata (giuriste, avvocate, una farmacista e una fumettista) ha visitato il campo “Newroz” nei pressi della città di Derik, nel Cantone di Cezire, per verificare le condizioni di vita dei rifugiati ezidi e le modalità di gestione del campo.

IMG_3791Il campo era stato inizialmente creato come soluzione emergenziale per dare riparo e accoglienza alla popolazione ezida fuggita dall’area di Shengal, nel nord dell’Iraq, attaccata da Daesh (ISIS) il 3 Agosto 2014. Migliaia di persone hanno così trovato rifugio e protezione nel territorio a nord della Siria, conosciuto come Rojava, grazie al corridoio umanitario aperto dal PKK e dalle Unità di Protezione del Popolo e di Difesa delle Donne, YPG e YPJ.

Nonostante le critiche condizioni materiali in cui versava il campo Newroz nel marzo 2015, già allora era stato possibile riscontrare la palpabile differenza con i campi a gestione governativa in Turchia e nel Kurdistan iracheno, soprattutto in termini di tutela dei diritti fondamentali dei rifugiati e coinvolgimento degli stessi nei processi decisionali e gestionali del campo.

In particolare, i membri della delegazione erano stati lasciati liberi di intrattenere colloqui IMG_3788direttamente con le persone rifugiate e avevano potuto verificare il ruolo primario delle organizzazioni femminili nella gestione di tutte le attività atte a garantire i servizi all’interno del campo. Tale forma di autogestione e possibilità di autodeterminazione delle famiglie ezide ha avuto ed ha tuttora un chiaro impatto anche sui processi di superamento ed elaborazione dei traumi dovuti alle gravissime violenze subite a causa dell’attacco di Daesh.

Ciononostante, nel marzo 2015 erano evidenti le gravi mancanze per ciò che atteneva l’assistenza medica, il cibo, il vestiario, i servizi igienici ed ogni altro aspetto riconducibile ad una carenza strutturale di risorse.

A distanza di un anno, una delegazione italiana ha visitato il campo Newroz. Sin dai primi momenti è stato chiaro come il campo abbia letteralmente cambiato volto. Sono stati creati spazi comuni, il livello igienico-sanitario complessivo è decisamente migliorato Continue reading


Mar 30 2016

Kobane rinasce

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Un anno fa Kobane era ridotta ad un cumulo di macerie. Ovunque si posava lo sguardo si trovavano solamente palazzi distrutti e l’unico segno di vita umana era costituito dalle brigate partigiane di YPG/YPJ che avevano appena liberato la città e che provvedevano a metterla in sicurezza dalle mine e dagli esplosivi lasciate in molte abitazioni civili durante la ritirata, l’ultimo colpo di coda delle bande di Daesh in fuga.

Oggi chi ha la fortuna di visitare la città, stretta ancora fra l’embargo imposto dalla Turchia sul lato nord e le bande di Daesh che controllano i villaggi a poche decine di chilometri a sud, può verificarne con i propri occhi la sua voglia di vita.

Il dolore permea Kobane, come la polvere che imperversa senza posa per le strade del centro: ci sono molti negozi intitolati ai martiri, così come lo è la strada principale, con le immagini dei caduti disseminate lungo tutto il viale; persino l’hotel cittadino, che ha aperto da poco ed è gestito dalla municipalità, è dedicato ad un martire. Sehid Namirin Continue reading


Mar 23 2016

Newroz a Kobane, ritorno a Mishtanur.

1507713_10153712011634355_4197612527135391699_nAbbiamo lasciato Qamishlo la mattina del 20 marzo per raggiungere Kobane, dopo un lungo viaggio in auto lungo la strada che costeggia il confine con la Turchia. Arriviamo a Kobane in serata, quando già le celebrazioni sono cominciate con la visita ai cimiteri dei martiri da parte delle famiglie.

La nostra prima fermata è al cimitero dove sono seppelliti molti dei martiri caduti durante l’attentato del 25 Giugno. Vediamo i familiari raccogliersi attorno alle tombe dei loro defunti: si consuma cibo, si parla, si accendono candele e qualche volta si piange per la perdita dei propri cari. Sin da subito ci rendiamo conto che i festeggiamenti qui sono fortemente condizionati dalla tristezza, perché quasi tutte le famiglie di Kobane hanno avuto almeno un martire.

Tuttavia, durante questo primo giro della città, ci rendiamo conto che Kobane non è la stessa di un anno fa. I lavori di ricostruzione vanno avanti a pieno regime e ormai buona parte delle macerie è stata rimossa dalle strade, sono numerosi i palazzi ricostruiti e le strade sono piene di attività e di fermento. Si respira l’aria di un nuovo inizio, dopo lunghi anni di sofferenza, e qualcuno manifesta la propria gioia sparando dei colpi in aria.

La mattina seguente, dopo un’abbondante colazione offerta dalla famiglia presso cui siamo ospiti, raggiungiamo la collina di Mursitpinar, luogo simbolo della liberazione di Kobane avvenuta il 27 gennaio 2015, dove sono organizzati i festeggiamenti ufficiali: dalla collina dove si svolgerà il primo Newroz della Kobane libera la vista spazia sino al vicino confine con la Turchia e alla cittadina di Suruc.

A poco a poco il fianco del pendio si riempie di gente. I controlli di sicurezza sono accurati e il servizio d’ordine è 1610981_10153711978089355_8863126864047249020_ncondiviso fra Asayish, YPG/YPJ e volontari per il Newroz. Continue reading


Mar 21 2016

La verità sul massacro di Shengal (parte 2)

Il 3 agosto 2014 ISIS ha attaccato Shengal, città incastonata nell’omonima regione montuosa nell’Iraq orientale e da sempre abitata da gli Ezidi, una popolazione depositaria di una cultura millenaria Tutto il mondo è venuto a conoscenza del massacro compiuto da Daesh che ha provocato migliaia di morti, decine di migliaia di persone in fuga, rapimenti di donne e bambini venduti come schiavi sessuali nei mercati di Mosul e Raqqa.

11709892_10153704545004355_9122056220317263085_oLa verità attorno a quello che l’ONU ha definito “genocidio” è rimasta nascosta alla maggior parte dell’opinione pubblica occidentale. Quella stessa verità che è scolpita nelle menti delle vittime e di coloro che hanno combattuto per la liberazione di Shengal e dei villaggi limitrofi.

Abbiamo intervistato il comandante delle YBŞ (Unità di resistenza di Shengal) Serxwebun Azadi, uno dei combattenti in prima linea per la liberazione di Shengal, che ha dipinto descritto lucidamente chi sono stati i mandanti ed il disegno sotteso a questo massacro.

Quando è stato deciso di perpetuare lo sterminio degli Ezidi di Shengal?

Il 3 Giugno 2014 nella città di Amman, in Giordania, si sono riuniti i rappresentanti di Gran Bretagna, Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Qatar, Bahrein, Turchia, Iran, Iraq, per definire un progetto di spartizione territoriale del Medio Oriente e di sfruttamento delle sue risorse strategiche.

La strategia non presentava alcun elemento di novità: creare, finanziare ed armare dei gruppi terroristici con lo scopo di destabilizzare gli Stati obiettivo della spartizione, ossia Siria e Iraq, terrorizzando e distruggendo intere popolazioni. Creare così la minaccia per poi potersi presentare come liberatori e portatori di democrazia. Questa è la nuova formula Continue reading


Mar 19 2016

Basur – Shengal – Rojava: tra frontiere chiuse e resistenza

Il Basur o Kurdistan del sud, abbraccia buona parte del territorio iracheno ed in particolare il nord del paese. Dopo la seconda guerra del golfo nel 2003 e la caduta di Saddam, PDK e PUK, partiti guidati da Massoud Barzani e Celal Talabani, sono riusciti con il sostegno dell’occidente, e sotto la forte spinta degli Stati Uniti, ad ottenere dal governo centrale iracheno la formazione di una zona autonoma denominata Governo Regionale del Kurdistan (KRG).
A differenza di Bakur (Kurdistan del Nord in territorio turco) e Rojava (Kurdistan occidentale in territorio Siriano) la politica del KRG si è da subito contraddistinta per la sua forte impronta filo-occidentale (in particolare statunitense) ed un organizzazione prettamente tribale e decisamente capitalista, che ha visto Barzani (e la sua famiglia) accrescere il proprio potere imponendo un monopolio tanto politico quanto economico, anche e soprattutto grazie alla vendita di petrolio e agli stretti rapporti commerciali con i paesi occidentali, ma anche con gli alleati strategici nell’area mediorientale, prima fra tutti la Turchia.
Raggiungiamo Erbil (Hewler) nella nottata del 14 Marzo con l’obiettivo di passare da lì a poco la frontiera di Semelka, di fatto unica via legale per raggiungere il Rojava accerchiato dall’embargo imposto dalla Turchia che tiene blindati i 911 km che la dividono con la Siria. La nostra richiesta viene respinta. Di lì non si passa. I media rilanciano la notizia che il KRG ha deciso di chiudere a tempo indeterminato la frontiera, coerente in tutto e per tutto con la politica dell’alleato turco.

10264208_10153694824649355_6657880622072694610_oPrendiamo tempo e raggiungiamo Kirkuk, città liberata dalle milizie di Daesh (ISIS), grazie soprattutto all’intervento del PKK che sulle montagne del Basur ha storicamente impiantato le sue basi.
Dopo diversi check-point e relativi controlli da parte delle forze Peshmerga, arriviamo nella base di HPG e YJA Star, unità militari maschili e femminili del PKK. Veniamo accolti con la consueta ospitalità ed un inaspettata colazione che fa da contorno ad una piacevole chiacchierata sulla situazione nella zona e non solo.
Arrivati in città nell’Agosto 2014 per arginare l’avanzata di ISIS, il PKK si è rivelato fondamentale per la liberazione di Kirkuk e tuttora continua a combattere Daesh chilometro per chilometro, anche spingendosi nelle zone a maggioranza araba. Dall’arrivo a Kirkuk è iniziata una particolare e complicata convivenza con i Peshmerga, forze militari espressione dei due partiti che si sono letteralmente spartite il territorio del KRG. Nonostante Barzani non abbia mai nascosto il suo disprezzo verso il PKK ed i rapporti politici stiano a zero, sul campo si prova una difficile collaborazione che, come consuetudine consolidata, vede i guerriglieri e le guerriglieri fare “il lavoro sporcoContinue reading


Ott 6 2015

Ven 9 Ottobre 2015 – Racconti dalla Carovana @ Barocchio Squat

Serata_9ottobreWE CAN BE FREE TOGETHER, BUT WE CAN’T BE FREE ALONE!
SURUC -⁠ CIZRE – AMED
Gli attivisti della Carovana per il Rojava , di ritorno dalla Carovana Internazionale per aprire un corridoio umanitario verso Kobane che si è svolta dal 12 al 17 Settembre, raccontano del loro viaggio nel Kurdistan Turco: il ritorno a Suruc ed all’Amara Center colpito da un infame attentato lo scorso 20 Luglio, la visita ai campi profughi, la mobilitazione per rompere l’embargo Turco che di fatto accerchia il Rojava ed impedisce la ricostruzione di Kobane, l’entrata nella città di Cizre messa sotto assedio dall’esercito Turco e raggiunta a 48 ore dalle fine del coprifuoco, l’arrivo ad Amed e le barricate dei quartieri della città vecchia.
Una serata di racconti, immagini e video della lotta del popolo Curdo

Ore 19 – Apertivo Bellavita
Ore 21 – Racconti, proiezioni e dibattito Continue reading


Set 27 2015

Quarto report dalla #CarovanaKobane: Suruc – Cizre – Diyarbakir

La Carovana Internazionale, vista la criticità della situazione in altre zone del Paese e su suggerimento della deputata HDP Leila Guven, decide di dividersi in due delegazioni e di andare in veste di osservatori internazionali sia a Cizre che a Diyarbakir, entrambe teatro di violenti scontri.
La delegazione diretta ad Cizre
Partiamo alle luci dell’alba per arrivare il prima possibile nella città di Cizre, nell’estremo sud-est della Turchia a poche centinaia di metri dal confine siriano, iracheno e iraniano.
9f52e37a-65d4-46c5-eaaa-ae293f1ccaafNel tragitto un primo controllo di polizia ci ferma per pochi minuti per un rapido controllo invece alle porte della città un imponente schieramento di forze dell’ordine con tank, mitra e cecchini ci fa pensare di non poter raggiungere i compagni che ci aspettano nella sede dell’HDP. Qui il partito ha registrato il 98% delle preferenze nelle scorse elezioni e la città ha dichiarato l’autonomia sulla base dei principi del confederalismo democratico. E’ questa la ragione principale della violentissima repressione durata nove giorni di coprifuoco appena cessati. Dopo un controllo dei passaporti ci lasciano passare.
All’arrivo ci accoglie un bellissimo corridoio di compagni fino al cortile interno della sede. Un parlamentare dell’ HDP ci riporta la situazione a cui è stata costretta la popolazione senza acqua ed elettricità, privazioni unite al dolore dei parenti dei martiri. Una madre – continua lui – è stata costretta a tenere nel freezer di casa il cadavere della figlia, per evitare che andasse in decomposizione.
Durante gli 8 giorni di assedio nessuno è potuto entrare o uscire dalla città; alle persone ferite sono state negate le cure d’emergenza e i paramedici sono diventati bersagli mobili per i cecchini turchi. Le linee telefoniche ed internet sono state interrotte completamente. La co-sindaca della città era stata incriminata per aver denunciato la politica governativa tesa a provocare una guerra civile e per questo le era stato Continue reading


Set 15 2015

15 Settembre: Ad un anno dell’assedio Kobane – Terzo report dalla #CarovanaKobane

15 Settembre, report terzo giorno di carovana internazionale per l’apertura di un corridoio umanitario Verso Kobane.

Continuano ad arrivare partecipanti alla Carovana mentre prosegue l’offensiva turca nei confronti del Kurdistan. La sera del 14 settembre il pullmino della Carovana diretto ad Urfa è stato fermato e perquisito dalla polizia.

All’interno del pullman erano presenti anche i due parlamentari italiani che hanno tentato, senza esito, di opporsi alla perquisizione. Abbiamo notato che negli ultimi giorni il livello di attenzione attorno alla nostra presenza è aumentato notevolmente. Siamo costantemente seguiti e monitorati dai mezzi blindati della polizia e siamo costretti a pianificare gli spostamenti con cura.

NEVER ALONE

FB_IMG_1442349214302Un intenso incontro con le donne ci riporta nel campo dedicato ad Arin Mirxan che avevamo visitato il primo giorno di Carovana (link), ad accoglierci ritroviamo anche la deputata HPD Leila… che si stringe con tutte noi intorno allo striscione che abbiamo portato “we can be free together, but we can’t be free alone – international feminist solidarity”. La rappresentante di KJA (Free Women Congress) ribadisce che il messaggio femminista Continue reading


Set 15 2015

#CarovanaKobane: Secondo report da Suruc

Secondo giorno di Carovana Internazionale per l’apertura di un canale umanitario verso Kobane. Incontri con la municipalità di Suruc, il co-presidente del cantone di Kobane, la rappresentante delle donne di Kobane, il comitato di gestione della crisi e la deputata HDP Leyla Güven.

La situazione nel paese cambia sotto i nostri occhi, gli attacchi che abbiamo riportato ieri contro la popolazione curda continuano e ci è giunta da poco la notizia dell’oscuramento del portale del giornale curdo Cumhuriyet. Il sindaco di Diyarbakir, città considerata la capitale del Kurdistan turco, è stato preso in custodia dalle forze di polizia, mentre a Cizre è da poco stato ritirato il coprifuoco ma la situazione resta tesa. Con grande attenzione verso il complesso contesto che muta intorno a noi, affrontiamo questo secondo giorno di Carovana Internazionale.

LA CONVIVENZA

Veniamo accolti nei locali comunali nei pressi della piazza centrale della città, dove incontriamo per primi il copresidente di Suruç Continue reading


Set 14 2015

“We can be free together but we can’t be free alone”

Domenica 13 Settembre

Primo giorno di Carovana internazionale per l’apertura di un corridoio umanitario verso Kobane al confine turco-siriano. Nel centro culturale Amara e nei campi profughi intorno a Suruç da oggi fino al 16.

Come centri sociali e associazioni, uniti nella campagna Rojava Calling, insieme ad attivisti italiani ed internazionali, organizzazioni di base, rappresentanze di enti locali e parlamentari abbiamo partecipato al primo giorno di Carovana, per costuire una rete ampia e concreta di solidarietà con la Resistenza di Kobane. La città curda è ancora assediata da Daesh ed è costretta alla fame dalla chiusura del confine delle autorità turche, una morsa che tenta di piegare la Resistenza dei combattenti YPG e YPJ e l’esperienza del confederalismo democratico.
Tale esperienza non solo è stata attacata dall’Isis ma anche dal governo turco.
Se da un lato del confine Daesh (Isis) prosegue l’aggressione contro i cantoni del Rojava, in Turchia il governo di Erdogan ha lanciato una nuova offensiva.
Sono moltissimi gli attacchi contro la Resistenza curda da parte del governo turco; ad esempio, nella giornata di oggi è stata attaccata dalla polizia la manifestazione in solidarietà agli abitanti di Cizre, mentre continuano gli scontri a Dyarbakir. E’ di questa sera la notizia che dopo le grandi mobilitazioni di ieri e di oggi, nella città di Cizre è stato imposto un nuovo coprifuoco di quarantotto ore. La città era stata riaperta solo ieri dopo nove giorni di assedio da parte dell’esercito turco, che non ha permesso l’accesso neanche alla delegazione di deputati del HDP (Partito Democratico dei Popoli). Secondo fonti curde le vittime dell’assedio sono 31 Continue reading